immigrato

participio passato di migrare; anche aggettivo e sostantivo (femminile –a)

  • che (o chi) si è stabilito in un paese straniero p in un’altra regione della propria nazione.

Anche se la definizione è tratta dallo Zingarelli 2019, la formulazione è esattamente quella del celebre Dizionario della lingua italiana di Niccolò Tommaseo e Bernardo Bellini, pubblicato tra il 1861 e il 1879 a Torino. Il senso è chiaro: immigrato è chi è già arrivato – come è evidente anche dal fatto che si tratti di un participio passato, che di per sé indica azione compiuta, finita.

La parola deriva da immigrare, verbo già presente in Le thrésor des trois langues, espagnole, françoise et italienne, curato da César Audin nel 1627.

Parola antica dunque che, secondo Manlio Cortelazzo e Paolo Zolli, autori Dizionario etimologico della lingua italiana, costituisce una voce dotta che si diffuse in Italia ai tempi della Rivoluzione francese, sul modello delle corrispondenti voci immigration, immigré.

Naturalmente, almeno per chi bada al senso delle parole, chiunque è immigrato in un paese è prima emigrato da un altro. Anche per questo motivo tra questi due termini è racchiusa una porzione significativa della storia italiana e, come molti sanno e qualcuno ha dimenticato, delle sue genti.

Il grafico che traccia la frequenza d’uso delle parole immigrazione, emigrazione, immigrato ed emigrato, in tutte le loro forme, nei testi italiani dal 1800 al 2010, con il variare delle sue linee ne offre una parziale rappresentazione:

Più drammatica e intensa è la rappresentazione grafica che si focalizza soltanto sulle parole emigrato e immigrato che fotografa, forse, il momento nel quale si è cominciato a parlare e a pensare meno alla nostra storia di migranti senza avere però la capacità o la volontà di comprendere quella degli altri.

Da questo punto di vista, è significativo che nel corpus dell’italiano del web (itTenTen16), che poi è all’incirca quello di tutti noi, i primi cinque aggettivi comunemente usati con la parola immigrato siano: clandestino, irregolare, extracomunitario, regolare e illegale. Gli aggettivi sono in ordine di frequenza d’uso e tutti, salvo regolare, hanno una forte connotazione negativa.