democratura

sostantivo femminile

  • regime politico improntato alle regole formali della democrazia, ma ispirato nei comportamenti a un autoritarismo sostanziale.

Composto dai sostantivi femminili democra(zia) e (ditta)tura; sul modello dello spagnolo democratura e del francese démocrature.

La parola, negli ultimi tempi, è tornata alla ribalta, soprattutto a causa di un irrigidimento delle forme democratiche sostenuto e auspicato dalla nuova destra (Lega e Fratelli d’Italia soprattutto). Ne ha parlato, fra gli altri, Goffredo Buccini sul Corriere della sera del 9 novembre 2019.

La definizione è tratta dal Dizionario Treccani, che la registra come neologismo dal 2015. In realtà lo stesso Dizionario ricostruisce in questo modo la fortuna della parola: “• Eduardo Galeano coniò la parola democratura per descrivere la convivenza di elementi democratici e autoritari all’interno di un modello che potremmo definire come “democrazia ristretta” o in altri termini “dittatura costituzionale”. (Mauro Burato, in «Visioni LatinoAmericane», n. 3, luglio 2010, p. 123) • I politologi potrebbero ricorrere forse al termine democratura, crasi di democrazia e dittatura, con cui l’ingegnoso saggista Predrag Matvejevic descriveva i regimi formalmente costituzionali ma di fatto oligarchici. Eppure il caso russo fa storia a sé. (Lucio Caracciolo, Limesonline, 11 marzo 2015) • Sta finendo la democrazia e comincia la democratura? Ovverosia quella mescolanza di democrazia e dittatura che vuole un uomo solo al comando? Al centro del dibattito Matteo Renzi, presidente del consiglio […]. (Guido Barlozzetti, Corriere di Siena.it, 1° aprile 2015, News)”.

La storia della parola “democratura” risale ai primi anni Cinquanta, come dimostra il grafico qui sotto:

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Il termine “democratura” compare per la prima volta nella Bibliografia del socialismo e del movimento operaio italiano, del 1956, nella citazione di un discorso pronunciato al Congresso di Genova del PSDI del 1952.

Più tardi, nel 1974, Luciano Satta lo inserisce tra i neologismi di cui scrive nel suo Il millevoci: le parole e le accezioni che non tutti conoscono, specificando che si tratta di un neologismo brasiliano.

In seguito il termine viene adoperato in numerosi libri e anche sulla stampa, in particolare sull’Europeo, L’Espresso e Panorama.

Lo Zingarelli, forse grazie alla citazione di Luciano Satta, lo dà come attestato nella lingua italiana dal 1974.