contagio

sostantivo maschile

  • trasmissione di malattia infettiva.
  • influsso dannoso.

Derivato dal latino contāgiu(m) composto di con– e tangĕre ‘toccare’.

Si tratta di una parola già presente nella prima edizione (1612) del Vocabolario degli Accademici della Crusca, che ne cita l’uso, nella forma contagione, nel libro delle Laude (1490) di Jacopone da Todi, con il senso di ‘influenza di male, che s’appicca, e dicesi, per lo più, della peste, per esser più contagioso’.

L’uso di contagio, inteso come ‘influsso dannoso’, oltre che come trasmissione di una malattia, è tutt’altro che moderno come qualcuno potrebbe pensare, visto che già nella quarta edizione del Vocabolario della Crusca (1729-1738), si trova un esempio tratto dalle Lettere di Francesco Redi (1626-1697), che parla del vizio della credulità che si attacca “come per un contagio”. Del resto, una rapida ricerca nei testi della Biblioteca italiana, consente di incontrare svariati esempi di quest’uso: dal contagio delle passioni di Torquato Tasso (nel Trattato della Dignità), al contagio delle opinioni di Vincenzo Cuoco (Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799). Dal contagio de’ loro letterati moderni al quale secondo Foscolo, bisognava fuggire frequentando Firenze, Pistoia e Siena per apprenderne “calda e parlante la lingua” (Sulla traduzione dell’Odissea, 1809), al contagio dell’arte di cui scrive Leopardi nello Zibaldone, per concludere con Prezzolini che nel 1907 evoca l’immunità dal contagio delle idee (Cos’è il modernismo?). Sono questi solo alcuni dei tanti esempi citabili, che dimostrano che ben prima della diffusione dei virus informatici e delle infodemie, l’idea che le opinioni e le passioni, per non parlare dell’arte, possano influenzare negativamente le persone ‘appiccicandosi’ loro addosso è antica come testimoniano la sua presenza e il suo radicatamento nell’uso linguistico.