burocratese

sostantivo maschile

  • il linguaggio tipico della pubblica amministrazione, generalmente ricco di termini giuridici e neologismi.

Derivato dal sostantivo burocrate (dal francese bureaucrate, attestato in italiano dal 1798), con il suffisso –ese.

Il termine è tornato alla ribalta della cronaca per via dell’accordo tra il Ministero della Pubblica Amministrazione e l’Accademia della Crusca, firmato il 17 gennaio 2020. In un’intervista al Corriere della Sera, la ministra Fabiana Dadone ha spiegato che lo scopo dell’accordo è rendere più chiaro il linguaggio della pubblica amministrazione, in modo che sia più comprensibile ai cittadini. Per farlo, continua la ministra, “con il contributo dell’Accademia e di chi lavora nella pubblica amministrazione, emaneremo poi una direttiva che possa funzionare da guida per la scrittura dei moduli. E organizzeremo dei webinar, cioè dei seminari online, che mettano i funzionari nelle condizioni di capire le reali necessità dei nostri utenti”.

L’obiettivo della semplificazione del linguaggio amministrativo, “attraverso l’introduzione di regole di comunicazione e di struttura dei testi, finalizzate a renderne maggiormente comprensibili gli atti (come ad esempio circolari, ordini di servizio, comunicazioni a cittadini o imprese), nonché la comunicazione sul sito istituzionale”, anche se non è una novità, resta nobile e importante – lo stile burocratico della citazione tra virgolette è dovuto al fatto che il testo originale è quello del Protocollo di intesa del 1993 tra il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture e l’Accademia della Crusca, che aveva il medesimo scopo.

Per risparmiare tempo ed energie, potrebbe essere utile ricordare che una Direttiva per la semplificazione dei linguaggio dei testi amministrativi è già stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale numero 131, del 18 giugno 2002. Il tempo così guadagnato potrebbe essere utilizzato per studiare e mettere sempre in pratica almeno dei consigli contenuti nel “Codice di Stile” del 1994, a cura della presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per la Funzione pubblica: preferire parole di uso comune come emettere al posto di emanare quando ci si rivolge a un pubblico ampio, come per esempio ai lettori di un quotidiano; evitare l’uso di eufemismi e perifrasi, come mettere nelle condizioni di capire al posto di capire, per rendere più semplice la comprensione del messaggio.