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Cose che non potremo più dire o fare come prima, quando tutto questo sarà finito.

Per esempio, staremo più attenti a usare la parola virale. Adesso che l’abbiamo provato sulla nostra pelle, sappiamo che una diffusione virale, è una cosa seria, da maneggiare con cura, anzi, con guanti e mascherine monouso – quindi massima cautela con i post e gli influencer virali, per non parlare dei video. Va da sé, invece, che abbiamo capito perché è meglio avere un antivirus sul computer.

Attenzione anche a non usare espressioni come farne una malattia, che poi per almeno quattrodici giorni rischiamo di non poterci più incontrare. Espressioni come tenere le distanze (che ormai ha perso ogni valore metaforico), stare vicini, stare uniti e così via, andranno ricalibrate sulla distanza di sicurezza di (almeno) un metro.

Sarebbe prudente anche smettere di farsi influenzare da qualcuno o da qualcosa, perché ormai dall’influenza alla quarantena c’è solo lo spazio di un colpo di tosse. A proposito di tosse, sarà meglio evitare di usare questo modo di schiarirsi la voce per attirare educatamente l’attenzione di qualcuno. L’effetto potrebbe essere dirompente e la fuga degli ascoltatori praticamente certa.

Andranno anche riviste alcune regole della netiquette, ricordando che chiudere un email con un abbraccio, baci, bacini o bacioni – o altre cose che si fanno a meno di (almeno) un metro di distanza, può suonare decisamente minaccioso.