tsunami

sostantivo maschile invariabile

  • serie di onde prodotta da terremoti o eruzioni vulcaniche sottomarine, o da altri eventi (caduta di meteoriti, frane, esplosioni) in grado di muovere una grande quantità d’acqua.

Dal giapponese ‘onda (nami) sul porto (tsu)’, adottato internazionalemente per indicare questo fenomeno naturale. La parola è attestata in italiano dal 1896.

Il termine tsunami viene spesso usato metaforicamente per indicare l’inarrestabilità e la grande dimensione di un evento inevitabile come è, appunto, un maremoto. In questo senso, molto recentemente, è stato spesso usato a proposito del Coronavirus. “Lo tsunami sta per arrivare”, avvertiva Roberto Burioni il 19 marzo scorso. “Uno tsunami di ammalati minaccia gli ospedali”, titolava qualche quotidiano. Fino allo “tsunami inevitabile” recentemente richiamato da Lorenzo Pregliasco.

È indubbio che parlando dell’attuale pandemia ci sia stato, in particolare da parte dei politici, un uso eccessivo di metafore. Specialmente, come hanno osservato in molti, di quelle legate alla guerra. Tuttavia, è importante segnalare che almeno due caratteristiche distinguono la metafora della lotta al virus come una guerra da quella del virus come tsunami. La prima, per quanto deplorevole, trova fondamento negli stessi testi di immunologia nei quali si incontrano frequentemente espressioni come il “virus che attacca le cellule”, le “invasioni batteriche” e le “difese immunitarie”. La seconda, quella dello tsunami di ammalati, rischia di far dimenticare che, a differenza del vero tsunami che è un fenomeno naturale, l’arrivo di tanti ammalati in pochi ospedali era tutt’altro che inevitabile, come dimostra il fatto che, almeno in Lombardia, qualcuno lo ha espressamente disposto con una delibera.