dpcm ha fatto dodici

Dodici: dieci più due, quasi tredici. Non si parla del vecchio Totocalcio, ma del numero dei DPCM (o Decreti del Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, per chi ancora non avesse familiarità con l’acronimo) sull’emergenza da COVID-19.

Dal DPCM del 1° marzo, al dodicesimo e ultimo, del 17 maggio, sono trascorsi esattamente 78 giorni, in pratica un decreto ogni sei giorni e mezzo. Qualcuno è molto stringato, tra 1.000 e 2.000 parole, altri sono più lunghi, un paio superano le 10.000. Unendoli si otterrebbe un testo circa 53mila parole, poco più lungo di un romanzo breve. Certo, se fosse un romanzo sarebbe un po’ scarsino, almeno dal punto di vista del vocabolario. È vero che le parole sono quasi 53mila, ma se contassimo i vocaboli ne troveremmo soltanto 4mila. A scuola si direbbe che è un testo troppo ripetitivo.

Escludendo articoli e preposizioni, i vocaboli più usati sono quelli che ci aspettiamo: misura (331 volte), decreto (330), attività (282), marzo (261), presidente (232) e covid-19 (228). Più interessante, forse, osservare che se presidente ricorre 232 volte, in 162 casi si tratta del Presidente del Consiglio dei ministri, in 29 del Presidente della Regione, in 17 del Presidente della Repubblica e in 10 del Presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni. Negli altri 14 casi si tratti di presidenti vari, importanti, ma con cariche diverse da quelle citate.

Ricerche relative a “DPCM” su Google nel periodo dal 1° marzo al 18 maggio 2020