plexiglass o plexiglas?

L’8 giugno 2020, il capo della Lega Matteo Salvini in un tweet contro la ministra all’Istruzione Lucia Azzolina, scrive che le famiglie “chiedono sorrisi e speranza per i loro figli, non il plexiglas”. Azzolina risponde, sempre via Twitter, dicendo, tra le altre cose, che plexiglass si scrive con due esse, e non con una.

Giornalisti e curiosi si scatenano immediatamente, in fondo il Vocabolario Treccani è a portata di click e comunque ai più non sembra vero di poter dare torto a una professoressa. Specie se è una un po’ secchiona che ha addirittura preso due lauree. Il verdetto, come scrivono in molti, è che la Treccani dà ragione a Salvini: plexiglas si scrive con una esse sola. Qualcuno, in un eccesso di filologia, subito corretto dal mancato uso delle virgolette, ne cita la definizione: “Nome commerciale (più propriam. marchio registrato) di una resina termoindurente (metacrilato di metile), infrangibile, trasparente, più leggera del vetro”. Qualcun altro, per suffragare il parere favorevole all’uso di plexiglas, cita Wikipedia chiudendo così il discorso. Sia detto qui, per inciso, che se si deve osservare qualche cautela nel caso delle voci di medicina trovate su Wikipedia, non è chiaro perché ci si debba invece fidare ciecamente di quelle relative alla linguistica.

Con un po’ di curiosità, unita a una lettura più attenta e magari a qualche click in più, si sarebbe potuto scoprire che la questione plexiglas / plexiglass è molto più interessante. Alla voce Plexiglas, Wikipedia spiega che si tratta di un’invenzione del chimico tedesco Otto Röhm, brevettata nel 1933 e prodotta nell’azienda da lui fondata con il socio Otto Haas nel 1907. Essendo entrambi tedeschi, venne loro naturale chiamare il nuovo materiale Plexiglas, unendo in un unico nome commerciale le parole plastica (Plastik), flessibile (flexibles) e vetro (Glas) in tedesco. Nel 1907 la Röhm & Haas aprì la sua filiale di Filadelfia in Pennsylvania che nel 1917, con l’entrata della Germania nella prima guerra mondiale, venne sequestrata. Al termine della guerra, con il nome di Röhm & Haas Company, tornò sotto la guida di Otto Haas, che viveva negli Stati Uniti dal 1909. la produzione e commercializzazione del Plexiglass negli Stati Uniti iniziò nel 1936, pochissimi anni prima dell’avvento della seconda guerra mondiale e della separazione definitiva tra i destini della Röhm & Haas Co., ormai americana, e la casa madre tedesca.

Il Plexiglas non era l’unico vetro acrilico in commercio in quegli anni e poiché in inglese vetro si dice glass, è comprensibile che per indicare il nome generico di questo materiale venisse usato anche il termine plexiglass. Non stupisce dunque trovare proprio questa variante anche nella versione on-line nel Merriam-Webster, il più celebre e diffuso dizionario americano. Del resto, anche l’Oxford English Dictionary in versione cartacea, alla voce Plexiglas, glossa: “anche nella variante plexiglass e con iniziale minuscola”.

Anche in Italia, a dispetto delle indicazioni del Vocabolario Treccani e di molti altri dizionari, la variante con la doppia esse è da tempo abbastanza diffusa.

Frequenza d’uso di ‘plexiglas’, rispetto a ‘plexiglass’, secondo Google Ngram Viewer (il corpus dei testi è aggiornato al 2012).
Uno dei tanti esempi d’uso della variante ‘americana’ dell’ortografia della parola, e proprio negli anni dell’autarchia linguistica.