maturità

sostantivo femminile invariabile

  • condizione di ciò che è maturo
  • età che sta tra la giovinezza e la vecchiaia

Dal latino maturitāte(m), a sua volta derivato da matūrus ‘maturo’ e probabilmente legato alla radice *ma(tu)– ‘buono’. Attestato in questa forma già nei testi di Domenico Cavalca (1270-1342), mentre nella forma più arcaica maturitade si incontra nel Convivio di Dante Alighieri (1303-1308).

Il termine è presente già nella prima edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca del 1612, con il significato di ‘maturezza’, tanto nel senso proprio, I loro semi non sieno ancora fermati, e per maturità indurati, che in quello esteso, Ne posseder maturità di consiglio, come illustrano gli esempi citati, e tale resterà fino alla quarta edizione, pubblicata tra il 1729 e il 1738. Soltanto nell’ultima edizione del Vocabolario, pubblicata tra il 1863 e il 1923, verrà spiegato come ‘Sostantivo femminile astratto di maturo‘.

L’espressione esame di maturità, della quale maturità è la forma abbreviata, così frequente in questi giorni, è invece molto più recente, anche se non tanto quanto asserito nelll’Enciclopedia Treccani e in Wikipedia (che la fanno risalire alla Riforma Gentile del 1923). In realtà, l’espressione esame di maturità, per indicare l’esame che si sostiene alla fine delle scuole superiori, è del 1800 come attestato dal Dizionario della Lingua Italiana di Nicolò Tommaseo e Bernardo Bellini, pubblicato nel 1861, che con arguzia e sensibilità prodigiose, pensando alla situazione attuale, glossano: Esame di maturità, che provi esser l’allievo maturo a studii superiori; purchè gli esaminatori siano maturi al loro mestiere.

Presenza dell’espressione ‘esame di maturità’ nei testi digitalizzati da Google (il corpus dei testi è aggiornato al 2012).