desideranza

sostantivo femminile

  • tendenza a desiderare.

Derivato da desiderare con il suffisso astratto in –anza, molto comune nell’uso antico.

Parola usata da Eugenio Scalfari nel suo editoriale di domenica 13 settembre: la “desideranza” che ci pervade coincide dunque con la vita.

Potrebbe sembrare l’ennesimo neologismo giornalistico, grazie proprio all’uso delle virgolette, e al fatto che nessuno dei dizionari più comuni la registra, salvo il Grande dizionario della lingua italiana dal quale è tratta la definizione. Invece è una parola molto antica, già attestata nella letteratura italiana del XIII secolo con questo e altri significati analoghi (oggetto d’amore, desiderio, cupidigia).

Anche il suffisso in –anza racconta una storia interessante, visto che nelle conoscenze dei più, invece che l’astrattezza, richiama l’idea di un legame di affinità se non di parentela, per via della sua presenza in parole come cuginanza (1941), fratellanza (1388), figliolanza (1583), gemellanza (1956), sorellanza (1611) e, per finire, vedovanza che sembra parola moderna, ma è già presente nelle Laude di Jacopone da Todi (1236-1306).