… che la grammatica

In tempi migliori, si fa per dire, molte persone hanno scritto che parole come ministra e avvocata sono figlie del femminismo. Espressioni cacofoniche e inutili, perché avvocato e ministro in quanto denominazione di una professione e di un ruolo, sarebbero parole neutre (anche se la grammatica elementare e i dizionari si ostinano a indicarle come “maschili singolari”).

Spesso, per enfatizzare la propria posizione, le stesse persone fanno appello alla necessità di difendere la lingua italiana, con la stessa anacronistica veemenza con la quale altri sollecitano la difesa dei confini nazionali invocando l’adozione immediata di un blocco navale.

In realtà basterebbe poco, davvero molto poco, per verificare che tanto l’una che l’altra parola non solo esistevano in italiano antico, ma non sono mai state abbandonate nel corso della storia della nostra lingua.

Per esempio, basterebbe cliccare sul sito della Lessicografia della Crusca in rete (http://www.lessicografia.it/ricerca.jsp) per scoprire che nella quinta edizione del Vocabolario, a sostegno della definizione di ministra come “Femm. di Ministro, Colei che ministra, che governa, sotto la dipendenza di altri”, si trovano decine di esempi, a partire da quelli tratti da Dante e Boccaccio.

Un’idea estremamente sommaria dell’uso delle due parole nell’italiano scritto dal 1500 in avanti, si potrebbe ricavare anche da Google Ngram Viewer:

Il problema, come scrive Vera Gheno nel suo Femminili singolari, è “avere voglia di fare quel click in più che ci separa dalle fonti primarie”.